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Diario


16 giugno 2006

A cena col Fausto

Passi tu no passo io, passi tu no passo io e alla fine sono passato io. Alle otto e trenta ero sotto casa sua. Il posto lo conosceva lui, io non sapevo nulla. L'unica cosa che mi aveva anticipato era che si sarebbe mangiato e bevuto e che il posto distava più o meno una ventina di minuti d'automobile a piede pesante. Piccolo inciso, per il Fausto andare a piede pesante vuole dire superare di almeno il doppio il limite di velocità ma considerato che a correre in quel modo si rischia la patente e la pelle, dopo un paio di conti sui costi e sui benefici (costi: schiena e/o testa e/o gambe fracassate, digiuno e soprattutto niente vino; benefici: adrenalina, vento nei capelli), si è scelto d'impiegarne quaranta e di arrivare sani a destinazione.

Ma dove stiamo andando? Qui non ci sono più le case ma solo boschi e colline, sembra un luogo sperduto da raduno massonico. “Tranquillo che ti porto in un bel posto”, dice il Fausto. Quando mi dice di star tranquillo è la volta che mi agito ancora di più e poi a dirla tutta ero io che lo portavo. Intendo dire fisicamente, con la macchina. Conoscendolo, mi aspettavo che da un momento all'altro mi bendasse gli occhi e passasse lui alla guida per non farmi ritrovare la strada. Gira di qui e gira di là, se avessi dovuto ripercorrerla al contrario non avrei saputo dove andare. Ecco il cartello con l'indicazione, lo superiamo e si fa inversione.



Una piccola strada sterrata con gli alberi che la inghiottono. Pochi metri e ci troviamo davanti ad un bellissimo casale del Settecento, dimenticato dal mondo e dagli uomini. Parcheggiamo sotto alla quercia e seguiamo le piccole candele che ci illuminano il sentiero. Due calci alla porta ed entriamo, il Fausto mi fa strada. Non male, da fuori aveva un'aria così sinistra. Piccoli gruppi di persone ben vestite che parlano tra di loro, Signorine in abito da sera e nell'altra stanza una lunga tavola imbandita. Mentre il Fausto scambia due parole con un tipo dall'aspetto poco elegante e poco raccomandabile, ho scoperto successivamente che si trattava del proprietario della villa, mi faccio preparare velocemente un aperitivo da conversazione con tanto ghiaccio. Le Signorine mi circondano come al solito, adorabili le Signorine.

In abito fresco di tintoria e con quel paio di occhiali scuri che ti ho cercato di vendere qualche giorno fa, raccontavo delle mie ultime imprese sbalorditive lasciandole ovviamente a bocca aperta, pronte per il banchetto. Poi il Fausto mi chiama: “Vieni che ti devo presentare una persona”. “Con permesso Signorine, riprenderemo la conversazione più tardi”. Mi avvicino al gruppo e ci presenta. Una persona simpatica e cordiale, non lo avrei mai detto. Racconta della casa in cui ci troviamo, parla del nonno, del bisnonno e della degustazione che di lì a poco avremmo affrontato.



“Perché i tre vini che vi proporrò questa sera provengono da una selezione dei cento migliori vini della zona, pluripremiati, imbottigliati all'origine, DOCG. Ma il pezzo forte sarà il pollo”. “Ma come il pollo? Non me ne avevi parlato” Rivolgendomi al Fausto che prontamente mi risponde con un: “Se te ne avessi parlato non saresti venuto”. “Intendiamoci, non ne faccio una questione personale, non ho dei pregiudizi verso il pollo, simpatico animale, ma con quello che si è sentito raccontare in questi ultimi tempi c'è da fidarsi?”. Dopo avermi rassicurato sulla eccezionalità della carne e sulla provenienza più che controllata mi sono lasciato convincere. “Sono le case farmaceutiche che hanno spinto questa faccenda dell'aviaria, la stupidità di molti politici nostrani e le lingue di giornalisti ignoranti e impreparati. Si sa, il più delle volte basta fare notizia”. Era un dubbio che già avevo, ora me lo sono tolto. La cena era stupenda, i vini eccellenti e le signorine profumate. Ho preso nota dell'uva da bicchiere ma solo dei due secchi, uno bianco e uno rosso, perché i vini dolci a me non piacciono anche se, lo ammetto, quello che ho assaggiato era da capogiro.

Conoscere il Fausto:
La Moira, Killers, Il vecchio forno, Sono arrivati i genovesi, Il pennarello nero, Occhio che se c'hai il diabete ti stronca in poche ore, Prima l'anguria e poi il resto, Come smettere di fumare, La Cinquecento, Doris Day.




permalink | inviato da il 16/6/2006 alle 11:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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Tutto quello che racconto è accaduto o dovrà accadere. Questo è il mio blocco note, una specie di utero in affitto per la gestazione, dato che non ne possiedo uno vero. Alcune cose che scrivo e che penso, lo ammetto, non le comprendo neanche io. Le idee hanno una vita propria, io apro la porta e le lascio correre. Una volta che sono uscite le leggo, le comprendo e le traduco per dar loro una forma.

Continua a leggermi su www.maninafutura.com, mi sono trasferito.

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